Josep Borrell ha rilasciato una intervista ai microfoni del ‘Corriere della Sera’, dopo aver incontrato, a Kiev, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky
L’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha rilasciato delle importanti dichiarazioni al quotidiano ‘Corriere della Sera‘ dopo essere stato nella capitale ucraina Kiev. Insieme al presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen, hanno incontrato il presidente Volodymyr Zelensky.
Ha voluto ricordare che i russi non sono riusciti a entrare a Kiev per la resistenza proprio dei militari locali. “Si tratta di un grande fallimento per Mosca che adesso si sta concentrando sul Donbass dove entro il 9 maggio vogliono avere una vittoria“. Ed è proprio lì che secondo Borrell ci sarà un’altra grande battaglia.
Per questo motivo che, proprio come ha riportato venerdì in conferenza, vuole accelerare per la consegna delle armi all’Ucraina. Ci tiene a ribadire che le sanzioni sì sono importanti, ma in questo momento quello che contano sono le armi perché il popolo ucraino deve prima sapersi difendere e poi iniziare ad utilizzarle. Una cessione del Donbass non è nei piani di Zelensky. La paura più grande è che le forze russe non facciano andare via i civili dalla zona e possano compiere altre stragi come si sono viste a Bucha e Makariv.
Ucraina, Borrell aiuta Zelensky: “Inviamo subito armi“

Ritornano al discorso delle armi l’Unione Europea ha deciso di mettere a disposizione altri 500 milioni di euro. “Stati membri e Ue devono aiutare l’Ucraina in tutte le loro richiesta. La guerra in Donbass è un conflitto di posizione“. Dalla lista che è stata consegnata dagli ucraini, lo stesso Borrell nelle prossime ore convocherà il Comitato militare dell’Ue per le forniture.
In conclusione ha voluto parlare del petrolio russo. Nella giornata di domani, lunedì 11 aprile, al consiglio Affari esteri si affronterà la questione dell’embargo sul petrolio. Non è una vicenda che si può concludere facilmente, ci vuole tempo. Non ha escluso di inserire una tassa sui prodotti petroliferi. Nel frattempo tutti gli stati membri hanno deciso di ridurre, in maniera volontaria, la loro dipendenza dalla Russia.