Tra la legge Fornero, le proroghe di alcune misure in scadenza e la nuova quota 41, ecco quale dovrebbe essere l’età pensionabile nel 2023
Dal 1° gennaio tornerà in vigore la legge Fornero, per questo il Governo sta lavorando a un’alternativa per garantire l’uscita anticipata dal mondo del lavoro a condizioni convenienti per i futuri pensionati.
Comunque, tenendo conto delle indiscrezioni circolate in queste ultime settimane, una cosa sembra certa: almeno per una platea di lavoratori, vedremo quanto sarà ampia, ci sarà la possibilità di andare in pensione in anticipo, rispetto a quanto avviene oggi.
La legge Fornero sarà modificata
Un’operazione in due tappe, quella che si prospetta sul delicato terreno previdenziale dopo il primo giro d’orizzonte tra la ministra del Lavoro, Marina Calderone, e le parti sociali, confermando che la base di partenza sarà quota 41, mentre per l’Ape sociale e Opzione donna ci sarà il rinnovo. D’altronde questa era l’idea di partenza proprio di Giorgia Meloni, cioè evitare Quota 102 e sfruttare il ritorno dal prossimo 1 gennaio 2023 della legge Fornero, rivisitata di comune accordo con le parti in causa, sindacati e imprese, per giungere, indipendentemente dalla manovra in arrivo, a “una riforma di sistema complessiva» imperniata su «forme di flessibilità che siano sostenibili”.

Che requisiti serviranno nel prossimo anno
Il Covid ha congelato modifiche alle aspettative di vita che così non possono far innalzare i parametri inizialmente previsti dalla legge Fornero che quindi restano gli stessi:
67 anni di età richiesti dalla pensione di vecchiaia con 20 anni di contributi
71 anni di età richiesti dalla pensione di vecchiaia contributiva con 5 anni di contributi
64 anni di età richiesti dalla pensione anticipata contributiva con 20 anni di contributi e un assegno pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale.
Indipendentemente dall’età, invece, si può accedere alla pensione anticipata al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le donne. Per quanto riguarda Opzione donna, dovrebbe essere confermata la possibilità per le lavoratrici di conseguire il pensionamento a 58 anni con 35 anni di contributi, con il ricalcolo contributivo dell’assegno. Ricevendo cioè una pensione più bassa. Con questa misura, infatti, l’importo può calare anche del 25%, ed è uno dei motivi per cui sempre meno donne optano per questo scivolo pensionistico. L’Ape sociale prevede un’indennità che viene erogata dall’Inps ai lavoratori delle attività gravose che hanno compiuto 63 anni, e hanno 30 o 35 anni di contributi. Entrambe le misure dovrebbero essere prorogate nella formula attuale.