Intervista a cura della giornalista pubblicista Ilaria Solazzo. Guido Barlozzetti è lâautore del libro âLa meteora? Mario Draghi. Lâanomalia di unâ immagineâ, libro incentrato sulla figura dellâex Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi. Lâautore: âSono ossessionato dalle immagini e quella di Mario Draghi mi ha colpito moltoâ.
Mario Draghi è apparso sulla scena della politica con un governo durato un anno e otto mesi. Si è imposto con unâimmagine inedita, per la prima volta fuori dalle chiuse stanze delle istituzioni finanziarie. Gli Italiani lo hanno conosciuto come il Salvatore, nel tempo della pandemia e del varo del PNRR, e hanno scoperto un modo di comunicare tanto personale, quanto estraneo ai riti chiassosi e conflittuali della politica.
Insomma, unâimmagine che custodisce il segreto di un successo, forte di una diversitĂ che ha generato contrasti e che continua ad essere percepita nella sua autorevolezza anche dopo la fine del governo. Questo libro parla della sua anomalia e della traiettoria che sembra quella di una meteora. In attesa di quello che sarĂ .
Benvenuto Guido su questa testata. Ă un grande onore averti questâoggi come mio ospite; iniziamo la nostra intervista con una domanda facile, facile. Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di scrittore oltre quella del giornalista, del autore TV, dellâeditorialista, ecc?
âIl dentro e il fuori. Un bisogno narcisistico primario legato alla mia immagine, con cui ho sempre avuto un rapporto complesso, e una domanda, quella con la maiuscola, non voglio essere retorico, che ha sempre attraversato la mia testa e per la quale ho cercato risposte un poâ dappertutto. Forse troppoâŚâ.
Hai delle abitudini particolari durante la scrittura?
âLa scrittura non è una stanza parte almeno per me. Si mescola, sâinfiltra, interferisce, risucchia, si allarga, nei momenti piĂš diversi della giornata. Non scrivo come certi maestri che si davano degli orari ferrei, la scrittura amalgama e si amalgama. Poi, dipende molto da quello che scrivi, io mi trovo a scrivere cose con destinazioni e finalitĂ molto diverse fra di loro, ma quando focalizzi su un tema o un argomento che vanno oltre la casualitĂ di questo quel giorno, allora è come unâ immersione, la scrittura diventa un sommergibileâ.
Che messaggio hai voluto lanciare con il libro âLa meteora? Mario Draghi. Lâanomalia di unâ immagineâ edito dalla Bertoni Editore?
âNon ho voluto lanciare nessun messaggio, piuttosto mi sono soffermato su Mario Draghi perchĂŠ mi ha colpito la sua immagine. Ă questo lâelemento decisivo che mi riporta a una passione-ossessione che ho per le immagini, per il loro mostrarsi nascondendo, per la loro evidenza mascherata e quindi per lâirresolubile indecidibilitĂ che le contraddistingue. Lâimmagine di Mario Draghi oltretutto consente anche di ragionare su un nodo fondamentale, vale a dire sul rapporto con il potere. Draghi lo evidenzia per il ruolo che ha e appunto per lâimmagine di potente che porta con sĂŠ, ma qualunque immagine è inseparabile da un potere, fosse anche soltanto da quello di chi la offre e magari la costruisce. Câè sempre una genealogia dellâimmagine e cercarla è un dovere etico, peraltro predestinato alla sconfittaâ.
Come hai scoperto la tua passione per la scrittura? E come lâhai coltivata negli anni?
âMi è sempre piaciuto scrivere. Sono nato con unâenciclopedia, quella di mio padre, nel tempo delle enciclopedie e dei dizionari. Mi piaceva saltare da una voce allâaltra in questo rimando ininterrotto con il desiderio di chiuderlo alla fine e di trovare una sintesi definitiva, ma lâenciclopedia restava inesauribile e cosĂŹ anche le mie scritture che tentavano di stargli dietro. Compilavo e compilavo, schede, appunti⌠a pensarci bene era un poâ, con molte differenze ovviamente, la situazione in cui ci troviamo oggi nella rete, navigavo. E comunque della scrittura mi attraeva la promessa di fissare sul bianco di una pagina un ordine delle cose, un quadro definite concluso. Forse la mia ambizione era quella di scrivere io lâenciclopediaâ.
Come è cambiata la tua vita scrivendo?
âĂ cambiata nel senso che ha via via preso consapevolezza di quanto fosse ricco lo strumento della scrittura, di quanto fosse un mondo in cui mi piace abitare. Nel lavoro che continuo a fare mi sono sempre dovuto dedicare a una scrittura professionale e al tempo stesso dedicata, si trattasse di un articolo di giornale come di una relazione che un consulente fare rispetto a un tema qualsivoglia, o un autore rispetto a un programma. Questo ha comportato una sorta di tensione tra il piacere e il dovere, fra la necessitĂ da un lato e la libertĂ dallâaltro di seguire pensieri e racconti possibili. E tuttavia sempre con lâintenzione di creare trasversalitĂ , rimandi, perchĂŠ tutto fa parete della ⌠vitaâ.
Dove hai trovato lâispirazione per ideare queste 221 pagine?
âDraghi mi si è imposto, la sua differenza anomala rispetto al panorama dominante mi ha richiamato. La sua novitĂ pari anche alla velocitĂ con cui si è consumata la parabola di Salvatore che a un certo punto viene rimosso dal sistema della politica. La sua immagine che si propone con uno stile, una misura, un distacco ironico quasi aristocratico mi ha ricordato un potere per certi versi remoto e comunque diverso da quello urlato e narcisista che ci invade ogni giorno. In questo senso, può anche essere che io abbia scritto di un Draghi del tutto immaginario. Non voglio estremizzare, però non troppo paradossalmente avrei dedicato la stessa attenzione a Barbie o a Raffaella CarrĂ â.
Che sensazione si prova dopo aver scritto un bel libro come nel tuo caso?
âI libri che hai scritto per un verso viaggiano da soli per lâaltro dialogano con la tua testa che li ha prodotti, con un ventaglio di motivazioni che spesso non ti sono nemmeno del tutto chiare. Anchâio devo capire bene dove metterlo Mario Draghi, dove sta nelle riflessioni che tento di fare allâincrocio tra comunicazione e potere, immagini, media e politicaâ.
Come trovi lâispirazione adatta per continuare quotidianamente a scrivere senza mai perdere lâentusiasmo degli esordi?
âLa scrittura nella sua apertura al possibile è una certezza. Una certezza vuota e quindi chi chiede di essere riempita, in una sorta di inesausta rincorsa che non finisce mai. In questo senso può anche deludere e questo può anche spiegare il motivo per cui alcuni grandissimi scrittori abbiano chiesto di bruciare tutto quello che avevano scritto. Per caritĂ , non drammatizziamo, tantomeno facciamo paragoni improponibili, voglio solo dire di un rapporto complesso e mai risoltoâ.
Se tu potessi fare un regalo allâumanitĂ per cosa opteresti?
âUn quaderno la penna con cui raccontarsi in cui trovare uno specchio nel quale riflettersi, però con la condizione che questi appunti dovrebbero essere scambiati in una sorta di reciprocitĂ trasversale ai luoghi e ai tempi. Poi però penso anche che câè tanta gente che non legge, tanto meno scrive, perchĂŠ la scrittura fa parte della dimensione storica della nostra apparizione su questa Palla. Non so se la scrittura sia un progresso, Non mi piace pensare in questi termini, penso che sia uno dei modi attraverso cui la testa si cerca. Ma non è obbligatorio, se abbiamo bisogno di specchi, che ognuno si cerchi il suo. Nel rispetto degli altriâ.
Quale sogno è tuttora nel tuo âfamosoâ cassetto?
âScrivere lâEnciclopedia!â.
In soli tre aggettivi come puoi descrivere il tuo progetto editoriale âLa meteora? Mario Draghiâ realizzato con Bertoni Editore?
âAnomalo, meteorico, machiavellico-gesuiticoâ.
Ultima domanda: chi è per te Mario Draghi e cosa rappresenta ancora oggi, a tuo avviso, per lâItalia?
âIl Convitato di pietra della politica (non solo) italiana e un occasionale inquilino della mia testaâ.