Contro il caro-energia sono necessari interventi strutturali: “Non basta semplicemente allargare il bonus energia”.
Il Consiglio dei ministri previsto per oggi, martedì 25 febbraio, durante il quale si sarebbe affrontato il tema dei costi delle bollette alle stelle, è slittato al prossimo venerdì. Il governo cerca più risorse e Giorgia Meloni ha richiesto ai tecnici di mettere a punto misure più efficaci.
“Noi riteniamo che il decreto si sia fermato perché la premier si è resa conto che si tratta di un provvedimento inutile, perché prevede solo la copertura per i soggetti vulnerabili”. A parlare con Notizie.com è Silvio Lai, in Commissione bilancio alla Camera per il Pd. Allargare il bonus energia “vuol dire nulla dal punto di vista dei risultati concreti che servono al Paese. In questi due anni abbiamo depositato dei disegni di legge: imprese e cittadini chiedono interventi strutturali. Le bollette sono salite a prezzi altissimi e questo è gravissimo”.
Le opposizioni e le categorie chiedono interventi strutturali, mentre il Ministero dell’Economia è in tilt dopo che la premier ha bocciato la bozza del decreto legge contro il caro bollette.
Il deputato Dem accusa il governo di essere in “ritardo di due anni”. Intanto “i prezzi dell’energia elettrica sono aumentati in maniera insopportabile. Lo dicono perfino gli industriali, che in vista degli interventi della Germana segnalano un serissimo problema dal punto di vista della competitività e della concorrenza delle merci italiane rispetto a quelle tedesche. Già oggi, le nostre imprese pagano il 30% in più rispetto a quelle della Germania e il rischio è arrivare al 60%. Quello che pensano di fare ora potevano farlo prima”.
Una delle proposte del Pd è condivisa con Federconsumatori e altre associazioni: il disaccoppiamento del prezzo del gas e dell’energia elettrica. In questo momento il costo della seconda si basa sul primo.
“Non è possibile che questo accoppiamento resti”, denuncia Lai a Notizie.com, “contando che in Italia c’è una grande quantità di energia prodotta con le rinnovabili e che non sono influenzate dal costo del mercato del gas”.
Ma cos’è e come funziona il disaccoppiamento del gas? Ne abbiamo parlato con Fabrizio Ghidini, esperto in energia di Federconsumatori. “In Italia circa l’80% del prezzo dell’energia elettrica che viene venduta, è determinato dal prezzo del gas. L’elettricità prodotta col gas è più costosa di quella prodotta con le rinnovabili”.
Il disaccoppiamento ha lo scopo di “legare il costo per il consumatore ai costi di produzione reale e non calcolati sull’energia prodotta col gas che ha prezzi più alti”. Un altro effetto sarebbe quello di incentivare l’uso delle rinnovabili.
Inoltre, un unico intervento mirato ad allargare il bonus energia non basta: “Non c’è solo il tema delle persone vulnerabili, ma anche delle pubbliche amministrazioni”, dichiara ancora Silvio Lai a Notizie.com, ricordando che il problema del costo dell’energia pesa anche sulle pubbliche amministrazioni.
“Ad esempio, sulle Asl vale un miliardo e 300mila euro solo lo scorso anno. E c’è anche il tema della possibilità di avere contratti a lungo termine”.
L’altra proposta Dem è introdurre un unico acquirente: “Una fondazione, un soggetto in grado di acquistare energia a prezzi più vantaggiosi e che la distribuisca sia ai vulnerabili che alla pubblica amministrazione”, spiega il deputato. “Senza interventi strutturali di questo genere si rischia di buttare all’aria miliardi, che saranno sempre insufficienti a ridare competitività alle imprese italiane e una mano ai cittadini italiani”.