Antonio Del Prete, morto per una peritonite scambiata per lombalgia: maxi risarcimento da 350mila euro ai familiari

Giustizia dopo 12 anni per la morte di Antonio Del Prete, 48enne di Frattamaggiore, in provincia di Napoli. L’uomo aveva una peritonite ma fu mandato a casa per una lombalgia.

Caso di malasanità
Antonio Del Prete, morto per una peritonite scambiata per lombalgia: maxi risarcimento da 350mila euro ai familiari (CANVA FOTO) – Notizie.com

La tragedia risale al 4 maggio 2013. Per questo caso di malasanità l’Asl Na 2 Nord, essendo state riconosciute le responsabilità mediche, è stata condannata a risarcire le sorelle e i fratelli della vittima per complessivi 350mila euro.

Quindici ore trascorsero dal primo accesso di Antonio Del Prete all’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore e il secondo arrivo nello stesso pronto soccorso. In una disperata quanto inutile corsa contro il tempo, i medici tentarono di salvargli la vita. Ma era troppo tardi. La sentenza è stata emessa dal giudice Alfredo Maffei della II sezione civile del Tribunale di Napoli Nord. Il giudice ha accolto la tesi dei medici legali incaricati da Olmo Studio dell’avvocato Luciano Palermo che, con l’avvocato Angelo Scarano, ha seguito i familiari della vittima.

Sarebbero bastati dieci minuti per salvare la vita di Antonio

Stando a quanto emerso sarebbero bastati dieci minuti per salvare la vita di Antonio. Ovvero, il tempo che serve per eseguire una ecografia. Un esame diagnostico imprescindibile per la diagnosi di peritonite. Invece, quando Del Prete arrivò per la prima volta al pronto soccorso i medici di turno lo visitarono usando solo le mani. Senza procedere agli accertamenti diagnostici previsti dalle linee guida. Dolori lancinanti, ma per i medici di turno si trattava di una lombalgia.

Poco dopo, ritenendo che la condizione clinica fosse nettamente migliorata e consigliando una visita ortopedica e un controllo clinico del curante, nonostante la richiesta dei familiari di ulteriori esami diagnostici, lo dimisero. Erano le ore 23.40. Antonio, una volta a casa, continuò a peggiorare e, alle ore 15 e 30 del giorno successivo, ebbe un collasso. Arrivò con il 118, di nuovo, al pronto soccorso di Frattamaggiore. Dopo le dovute indagini, questa volta diagnostiche (esami ematochimici, eco addome, rx torace ed rx diretta addome) emerse la perforazione di un viscere cavo.

Fu quindi ricoverato nel reparto di chirurgia con diagnosi di “colica addominale in paziente con perforazione intestinale e versamento addominale”. I sanitari prepararono un intervento salva-vita ma purtroppo, alle 19 e 30, dopo l’anestesia e l’intubazione, il quadro clinico precipitò e, meno di un’ora dopo, Antonio morì a causa di un arresto cardiocircolatorio. Quella sera stessa, i familiari sporsero denuncia ai carabinieri. Iniziò quindi una trafila giudiziaria.

Del Prete avrebbe dovuto essere sottoposto a ecografia, e non semplicemente “palpato”

Il verdetto del giudice accoglie la ricostruzione dei medici legali secondo i quali la mancata diagnosi dovuta alla negligenza con la quale fu trattato il paziente durante il primo accesso al Pronto soccorso fu alla base del successivo aggravamento clinico e del decesso. E condanna l’Asl Napoli 2 Nord al pagamento dei danni nei confronti dei sei fratelli della vittima. Del Prete avrebbe dovuto essere sottoposto a ecografia, e non semplicemente “palpato”, e ciò avrebbe consentito di intervenire con una stomia ricanalizzata.

Malasanità Frattamaggiore
Del Prete avrebbe dovuto essere sottoposto a ecografia, e non semplicemente “palpato” (CANVA FOTO) – Notizie.com

Dopo tanti anni, vediamo riconosciuto il nostro diritto. – dicono i fratelli Del Prete – Antonio aveva tutta la vita davanti e quel pomeriggio al pronto soccorso è stato trattato con inefficienza grave e gli errori commessi quel giorno ce lo hanno portato via. La sentenza non ci restituisce nostro fratello, ma avevamo il dovere di far sì che fosse fatta giustizia”. “I casi di malasanità vanno denunciati e approfonditi nelle sedi opportune. – dichiara l’avvocato Luciano Palermo – Tacere di fronte a ingiustizie di questo tipo, che cagionano lutti e distruggono famiglie, non contribuisce a migliorare la nostra società”.

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