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Cronaca

Pedopornografia, baby gang, la violenza e “l’utopia” della scuola come centro sociale per strappare i giovani alla strada

Published by
Giovanna Sorrentino

Le scuole come centri culturali per allontanare i ragazzi dalla criminalità. Una proposta “utopistica” soprattutto in questo periodo in cui la priorità è “ampliare il sistema della Difesa”. Ma che potrebbe aiutare a strappare i giovani alla strada.

Pedopornografia, baby gang, la violenza e “l’utopia” della scuola come centro sociale per strappare i giovani alla strada (Ansa Foto) – notizie.com

La proposta arriva da Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi del Lazio, contattato da Notizie.com, a commento delle due vaste operazioni di oggi, una della polizia di Stato, l’altra dell’Europol, che hanno portato alla luce un sistema di pedopornografia online generata dall’Intelligenza artificiale, e che nel caso italiano vede implicati anche settantatre minorenni.

C’è chi, come Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo, chiede a gran voce l’istituzione di uno psicologo di base obbligatorio per ogni passaggio scolastico. “Parlare di baby gang senza parlare di salute mentale” spiega in una nota, “vuol dire guardare solo la punta dell’iceberg”. 

Questa figura rappresenta “una vera rivoluzione culturale. Significa offrire un supporto psicologico continuativo e accessibile a tutti i bambini e ragazzi, non solo in caso di psicopatologie conclamate, ma come strumento di prevenzione e promozione del benessere emotivo”. 

Un modo insomma, per permettere ai ragazzi di “imparare a conoscere e gestire le proprie emozioni, costruendo una sana tolleranza alla frustrazione”. La legge di Bilancio 2025, approvata a dicembre, prevede un capitolo di spesa per istituire lo sportello dello psicologo scolastico.

I finanziamenti ci sono: “Dovrebbero essere inviati alle Regioni. E le scuole potranno attingervi per avviare questo servizio”, spiega Rusconi a Notizie.com. Inoltre, “Da tre anni abbiamo un tutor, insegnante, che è il punto di riferimento dei ragazzi per questioni di questo tipo”. 

Pedopornografia: sensibilizzare i giovani non basta

Ma la pedopornografia ha due ambiti. Da un lato ci sono gli studenti, che con leggerezza inconsapevole inviano foto agli amici, dall’altra ci sono gli adulti. E “lo psicologo scolastico serve ai ragazzi, non ad altri”. 

Per sensibilizzare i giovani ai pericoli del web, le scuole italiane organizzano tutti gli anni corsi di formazione con le forze dell’ordine e gli psicologi, per far capire ai ragazzi che diffondere foto sul web può essere pericoloso. Ma c’è ancora tanto da fare.

Il discorso va ampliato”, aggiunge Rusconi. “Possiamo fare interventi mirati con gli studenti e magari non ottenere risultati. Nell’ambito dell’utopia, le scuole dovrebbero diventare veri e propri centri sociali. In Italia ci sono 43mila edifici scolastici, che vengono adoperati in maniera limitata fino alle 14, quando non c’è il tempo prolungato”. 

Pedopornografia: sensibilizzare i giovani non basta – notizie.com

Nel caso delle scuole medie inferiori e superiori, “dovrebbero essere aperte anche di pomeriggio, per permettere ai giovani di svolgere attività che non vengono fatte a scuola. Non ripassifici dunque, ma luoghi dove insegnare musica, danza, teatro, fotografia, cinema, e altre lingue straniere oltre l’inglese”. 

Scuole-centri sociali nel pomeriggio, “servono fondi, ma si preferisce investire nella Difesa”

Corsi “non gestiti da insegnanti, che già sono oberati. Ma assegnati attraverso bandi pubblici, a volontari, associazioni culturali, cooperative. Questo in parte avviene in estate, ma dovrebbe diventare strutturale”. 

Le soluzioni per allontanare i giovani dalla criminalità ci sono, ma mancano i fondi: “Dobbiamo dedicare più risorse alla scuola. In questo periodo si sta pensando ad ampliare il sistema della Difesa”, e pensare di mettere in campo iniziative come questa è “utopia”. Fino a che non diventeranno realtà, conclude Rusconi ai nostri microfoni, “staremo sempre a parlare di baby gang”. 

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Giovanna Sorrentino