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Da gennaio di quest’anno 20 suicidi in carcere: un viaggio negli istituti di pena italiani

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Giovanna Sorrentino

Ai diciotto detenuti suicidi in carcere si aggiungono quelli delle ultime ore: sale così a venti il numero delle persone che si sono tolte la vita dietro alle sbarre degli istituti di pena italiani solo nel 2025. 

Da gennaio di quest’anno 20 suicidi in carcere, la situazione drammatica delle carceri italiane – notizie.com

Negli ultimi giorni sono saliti a venti i detenuti che si sono suicidati in carcere. Il dato è allarmante e riguarda solo i primi tre mesi del 2025.

Uno dei fattori concatenati al dramma delle morti è il sovraffollamento, sempre più grave, non solo nelle carceri degli adulti, con circa 16mila persone che non hanno un posto regolamentare. Ma anche negli istituti per minorenni, “dove non si era mai registrato”. 

La denuncia arriva da Antigone, proprio oggi, giovedì 20 marzo, nel giorno del dibattito straordinario sulle carceri alla Camera dei deputati. “Erano mesi che chiedevamo che il Parlamento rimettesse al centro del dibattito politico e pubblico il tema del carcere”, ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione, spiegando che “molte strutture versano in condizioni fatiscenti e non garantiscono la disponibilità di servizi minimi come acqua e riscaldamenti”. 

La situazione richiede provvedimenti immediati. E per questo Antigone, in occasione del dibattito di oggi, ha inviato un documento alla Camera sulla situazione del sistema penitenziario con proposte per affrontare l’emergenza”.

Quali sono le carceri più affollate

Il documento è aggiornato al 17 marzo, quando nelle carceri si contavano 62.140 detenuti, a fronte di una capienza di 51.323 posti. Di questi però, 4.518 non erano disponibili. “Questo fa sì che il tasso di affollamento fosse del 132,764%”, spiega Antigone. Nel frattempo i detenuti sono aumentati rispetto all’anno scorso, 1.200 in più, e la capienza resta stabile.

Le regioni più affollate sono Lombardia, Puglia e Veneto. E gli istituti nei quali il problema è più evidente sono San Vittore (213%), Foggia (209%), Lucca (205%), Brescia Canton Monbello (203%), Lodi (200%), Taranto (199%), Varese (192%), Como (191%), Busto Arsizio (186%), Verona (186%) e Roma Regina Coeli (185%).

Quali sono le carceri più affollate – notizie.com

Ad allarmare sono anche le carceri minorili, dopo l’entrata in vigore del dl Caivano. Prima del 2022 i detenuti minorenni erano 392, mentre un anno dopo sono saliti a 569. Nel report, Antigone parla di una situazione di “sovraffollamento consolidata”, con un tasso pari al 111,45%, salito del 7,92% rispetto al 2024.

I giovani vivono negli Ipm in situazioni “critiche”, con materassi per terra a Torino, Milano e Bari. A Roma invece, hanno trascorso l’inverno senza riscaldamenti.

Sovraffollamento nelle carceri: la proposta del governo

La soluzione proposta dal governo è il trasferimento presso una sezione ad hoc del carcere per adulti di Bologna di una settimana di giovani adulti, in attesa dell’apertura di quatto nuovi Ipm”, si legge nel rapporto di Antigone.

I quattro istituti citati sono Lecce, L’Aquila, Rovigo e Santa Maria Capua Vetere. “Tutte le norme internazionali prescrivono che minori e adulti devono essere rigorosamente separati, se non si vuole costruire una fabbrica di delinquenti”, è la posizione dell’associazione.

Sovraffollamento nelle carceri: la proposta del governo – notizie.com

Sempre più si usano strumenti contenitivi, di natura fisica o farmacologica”, si legge ancora nel report. A pesare nel sistema, c’è anche il tema del reinserimento dei detenuti nella società, che dovrebbe cominciare proprio con il lavoro in carcere. Eppure sono solo un terzo i detenuti che svolgono un lavoro nell’istituto di pena. Numeri alla mano, Antigone descrive i fatti: il 30 giugno del 2023 erano 19.153. Un anno dopo invece erano 20.240.

Tra le persone ristrette che hanno accesso al lavoro, solo il 15,53% lavorano alle dipendenze di un datore di lavoro esterno”. A giugno 2024, erano 213, ed 899 quelli che lavoravano nelle cooperative sociali. “Il restante 84,47% lavorava alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria”, svolgendo perlopiù mansioni “non professionalizzanti”, limitate allo svolgimento della vita quotidiana in carcere.

La burocrazia disincentiva i volontari ad avviare iniziative sociali e le attività culturali vengono chiuse. Anche la scuola è un lusso: “Non si facilita neanche la presenza di insegnanti e istituzioni universitarie”. Il rischio di queste mancanze sono le ripercussioni psicologiche sui detenuti.

Le proposte dell’Associazione Antigone per migliorare il sistema carcerario

Nel report inviato alla Camera dei deputati in occasione del dibattito straordinario sulle carceri italiane, Antigone ha fatto una lista di misure che ritiene urgenti per affrontare i problemi. Eccole, in elenco.

  • Adottare misure per ridurre i detenuti nelle carceri per adulti e minorili: non un detenuto in più rispetto al numero massimo previsto. In tal senso è “giustificabile un provvedimento di clemenza e allargamento significativo delle misure alternative o benefici premiali”.
  • Consentire ai detenuti, almeno a quelli di media sicurezza, di telefonare tutti i giorni per evitare che siano soli nei momenti di disperazione.
  • Attuare la sentenza della Corte Costituzionale sul diritto all’affettività, introducendo nelle carceri le cosiddette stanze dell’amore.
  • Rispettare sempre le decisioni della magistratura penitenziaria quando accoglie i reclami dei detenuti.
  • Abolire l’isolamento disciplinare per i minori, quello diurno per i pluri-ergastolani e ridurre quello per gli adulti, fino a dismetterli. Secondo Antigone, l’isolamento è pericoloso per la salute psico-fisica.
Le proposte dell’Associazione Antigone per migliorare il sistema carcerario – notizie.com
  • Prevedere videocamere con conservazione della memoria negli spazi comuni e sulle scale.
  • Celle aperte per almeno otto ore al giorno, durante le quali svolgere attività sociali e culturali. Con un piano straordinario di assunzione di operatori e facilitare le attività di volontariato, anche di pomeriggio
  • Favorire progressioni di carriera per i direttori.
  • Informazione trasparente su morti e suicidi, affinché le notizie passino per via ufficiale.
  • Investire sui Sert e sui servizi di salute mentale.
  • Non approvare l’introduzione del reato di rivolta penitenziaria.
  • Investimenti da parte delle regioni per formare personale.
  • Investimenti delle Asl per fare ispezioni nelle carceri.
  • Investimenti nelle scuole per aprire nuove sezioni di liceo.
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Giovanna Sorrentino