La sete dell’Intelligenza artificiale: data center e consumi record, il prezzo nascosto dell’innovazione

L’Intelligenza artificiale e i suoi modelli hanno impattato sul mondo nel settore tecnologico con modalità che hanno pochi precedenti nella storia recente.

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La sete dell’Intelligenza artificiale: data center e consumi record, il prezzo nascosto dell’innovazione (CANVA FOTO) – Notizie.com

Eppure c’è una sfaccettatura dell’Ia sulla quale non sempre si pone l’accento in maniera decisa. L’Intelligenza artificiale per funzionare ha bisogno di energia. Tantissima energia. E in tempi in cui il mondo intero è alle prese con risorse e fabbisogni da salvaguardare è una questione tutt’altro che di secondo piano.

Oggi, l’intelligenza artificiale sta incrementando la domanda di calcolo, e quindi di energia, su livelli mai visti prima. – ci ha spiegato, in esclusiva per Notizie.com, Marco Lupo, amministratore e direttore commerciale di Utilities Dimension, delegato Assium Emilia Romagna ed esperto nei settori dell’energia elettrica e del gas naturale. – Si parla di arrivare in breve a circa 1000 TWh all’anno”.

Ia e consumi energetici: numeri da capogiro, un’emergenza globale?

Ma cosa significa nello specifico? I data center richiedono enormi quantità di elettricità per server e sistemi di raffreddamento. Va considerato che le fonti che oggi alimentano questi centri variano molto da Paese a Paese In alcuni casi si tratta ancora di energia da fonti fossili, ma cresce rapidamente la quota coperta da rinnovabili, nucleare e accordi diretti con produttori.

Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), entro il 2030 il settore potrebbe arrivare a consumare l’8% della domanda elettrica globale, con un peso crescente anche sulle emissioni. “A mio parere, – ha detto Lupo – l’impatto dipenderà da come i paesi europei sapranno rispondere sul piano delle infrastrutture. Alcuni, come la Norvegia o la Svezia, sfruttano il surplus idroelettrico. Altri puntano su reti elettriche digitalizzate e flessibili in grado di sopperire all’intermittenza delle fonti rinnovabili”.

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Ia e consumi energetici: numeri da capogiro, un’emergenza globale? (CANVA FOTO) – Notizie.com

Per l’esperto, se l’Europa intende sostenere l’espansione dell’Ia, dovrà affiancare lo sviluppo energetico a quello digitale, accelerando sul fronte degli accumuli, delle reti e della generazione da fonti pulite. A lungo termine, l’espansione incontrollata dell’Ia potrebbe contribuire fino al 3,5% delle emissioni globali entro il 2030. Un dato che è quasi pari l’intera industria dell’aviazione.

A ciò si sommano – ha continuato Lupo – l’abuso di suolo per nuove infrastrutture, i milioni di litri d’acqua necessari per il raffreddamento dei data center e il crescente stress sulle reti elettriche. Il risultato pratico? Un’accelerazione della crisi climatica, con eventi meteorologici estremi più frequenti, innalzamento dei mari, instabilità nella produzione agricola e aumento delle malattie legate all’inquinamento. Senza una gestione equilibrata tra tecnologia e risorse ambientali, l’Ia rischia di alimentare proprio quelle emergenze che dovrebbe contribuire a risolvere”.

Data center: Francia e Regno Unito in pole position, ma a quale costo?

Francia e Regno Unito stanno emergendo come hub principali per i data center europei. Nel marzo scorso tre aziende, Fluidstack, Eclairon e Mistral Ai hanno annunciato la realizzazione del più grande supercomputer Gpu (Graphics Processing Unit) d’Europa a Bruyères-le-Châtel, nel dipartimento di Essonne, a una quarantina di chilometri da Parigi. L’impianto funzionerà con energia elettrica decarbonizzata al 100%, fornita da fonti nucleari e rinnovabili, garantendo la sostenibilità.

In quanto a vantaggi, – ha affermato Marco Lupo – Francia e Regno Unito offrono condizioni energetiche particolarmente favorevoli sia tecnicamente sia economicamente. La Francia può contare su una produzione elettrica garantita dal nucleare (circa il 70% del fabbisogno nazionale), che assicura potenza costante e margini di riserva elevati per fronteggiare i picchi di domanda in sicurezza”.

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Data center: Francia e Regno Unito in pole position, ma a quale costo? (CANVA FOTO) – Notizie.com

Il Regno Unito, invece, ha sviluppato una grande capacità eolica offshore, supportata da sistemi di bilanciamento in grado di reagire rapidamente a sbalzi nel rapporto tra produzione e consumo, e da una rete ad alta tensione predisposta a grandi assorbimenti. “Ma c’è anche una dimensione politica che vorrei evidenziare. – ha specificato il responsabile di Utilities Dimension – Entrambi i Paesi offrono normative più a fuoco in relazione allo sviluppo delle Big Tech e quindi dell’Ia, come una fiscalità competitiva e asset normativi più stabili. Elementi che riducono l’incertezza per gli investitori internazionali”.

Riguardo ai rischi, “credo che restare ai margini nello sviluppo di tecnologie come l’Intelligenza artificiale, potrebbe metterci in grave svantaggio sul piano dell’innovazione, della ricerca e dell’occupazione, anche in aree con una forte vocazione alle rinnovabili. Nonché a ricadute indirette sul piano geopolitico ed economico. Eppure, zone d’Europa oggi fuori dal radar delle Big Tech potrebbero diventare attrattive investendo in infrastrutture per la trasmissione di energia come il Tyrrhenian Link, realizzato da Terna”.

Il futuro dell’IA: tra Ppa e infrastrutture, la svolta green è possibile?

Secondo Lupo interventi di questo tipo consentono di rendere disponibile, per usi tecnologici avanzati come i data center dedicati all’Ia, la consistente potenza rinnovabile già installata in aree fiorenti sotto questo punto di vista come il sud Italia. L’insediamento dei data center sui territori è un tema tutto energetico: un sistema energetico affidabile ed economico equivale a un’Intelligenza artificiale più sostenibile.

L’Ia, comunque, è spesso promossa come strumento per l’efficienza energetica e la sostenibilità. Ma il consumo energetico massiccio che richiede per funzionare sembra essere una grande contraddizione. “È vero che a una prima impressione può sembrare una contraddizione. – ha continuato Marco Lupo – Ma allo stesso tempo, è importante evidenziare che l’Intelligenza artificiale promette di rendere più efficienti molti settori. Bisogna considerare che se l’energia che la alimenta non proviene da fonti rinnovabili, rischiamo di alimentare un sistema che, se pur innovativo, non sarà sostenibile”.

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Il futuro dell’IA: tra Ppa e infrastrutture, la svolta green è possibile? (CANVA FOTO) – Notizie.com

Per ovviare alle criticità di questa innovazione, possiamo prendere come riferimento alcuni modelli virtuosi che esistono già. A Hamina, in Finlandia, Google ha realizzato un data center alimentato quasi interamente da energia rinnovabile e raffreddato con acqua di mare. Dal 2025, il calore in uscita verrà recuperato e reimmesso gratuitamente nella rete di teleriscaldamento, coprendo fino all’80% del fabbisogno locale.

Un fiore all’occhiello che riguarda l’Italia è quello di Aruba che ha costruito a Ponte San Pietro il più grande campus digitale del Paese, alimentato da una centrale idroelettrica di proprietà e impianti fotovoltaici dedicati, con l’obiettivo di totale indipendenza energetica e zero emissioni. Modelli mostrano che è possibile coniugare tecnologia e rispetto ambientale, ma serve una strategia.

L’Ia a impatto zero: la sfida tecnologica per un futuro sostenibile

Ovvero, bisogna affiancare l’espansione digitale all’autoproduzione energetica – ha concluso l’esperto – E, dove non è possibile farlo in loco, ricorrere a Ppa (Power purchase agreements) una soluzione che mi piace particolarmente promuovere, ovvero impianti rinnovabili dedicati a distanza, connessi tramite accordi di lungo termine. Si tratta di una delle soluzioni più concrete e logisticamente efficaci per garantire sostenibilità e continuità energetica”.

Per evitare squilibri, serve un coordinamento più ampio. In Europa, ad Amsterdam e Dublino, la concentrazione eccessiva di data center ha messo sotto pressione infrastrutture energetiche locali che non erano progettate per reggere una domanda così intensa e continua. Questo ha portato a moratorie nei confronti dei provider e delle Big Tech. È il segnale che, senza una pianificazione energetica seria, neppure i territori più avanzati reggono. L’Ia può essere un alleato della sostenibilità solo se lo è anche l’energia che la alimenta“.

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