I due sospettati per le morti di Ilaria Sula e Sara Campanella non sono indagati per il reato di femminicidio: per quale ragione?
Si chiamano Eliza, Stefania, Maria, Jhoanna, Eleonora, Cinzia, Tilde, Sabrina, Laura. E alla lista nelle ultime ore si sono aggiunti i nomi di Ilaria Sula e Sara Campanella. Sono le dieci donne morte da gennaio di quest’anno per mano di un ex. E che dimostrano che in Italia il fenomeno dei femminicidi è più diffuso che mai.
L’ultima vittima è Ilaria, 22 anni e il sogno di terminare gli studi al corso di laurea triennale in Statistica alla Sapienza di Roma. Si era trasferita da Terni per portare a termine il suo obiettivo, ma nelle scorse ore è stata ritrovata in un bosco nel Comune di Poli, chiusa in una valigia dopo essere stata uccisa a coltellate. Di lei si erano perse le tracce il 25 marzo, quando intorno alle 21.30 era uscita di casa e da allora non aveva più risposto alle telefonate delle sue coinquiline.
Questa mattina, mercoledì 2 aprile, la polizia ha fermato l’ex fidanzato di 23 anni, Mark Samson, di origini filippine, che ha confessato di averla accoltellata al culmine di una lite. È accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
Ilaria Sula è la decima vittima ed è stata uccisa a poche ore da Sara Campanella, un’altra giovane donna di 22 anni che studiava Tecniche di Laboratorio Biomedico. Aveva il sogno di “fare le autopsie”, ha raccontato lo zio, “invece ora l’autopsia la faranno a lei”. Sara è morta poche ore dopo le 18 il 31 marzo e il suo presunto aggressore la perseguitava da due anni. Si chiama Stefano Argentino, 27 anni, fermato nella notte. Nei suoi confronti è stato emesso un provvedimento cautelare con l’accusa di omicidio aggravato.
Il femminicidio è reato dal 7 marzo: perché Argentino e Samson sono accusati di omicidio?
Dall’8 marzo, Giornata internazionale della donna, sono stati cinque i femminicidi commessi. La data non è importante solo perché si accendono i riflettori sui diritti. Ma anche perché alla vigilia di questa ricorrenza, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che introduce il reato di femminicidio. Che viene sanzionato anche con l’ergastolo.
Nessuno dei due sospettati per la morte di Ilaria e Sara, Mark e Stefano, è accusato di femminicidio. I reati ipotizzati per il primo sono quelli di omicidio volontario e occultamento di cadavere, per il secondo invece, quello di omicidio aggravato. Per quale ragione?
Oggi è il 2 aprile e il decreto che ha “attivizzato il reato di femminicidio è appena arrivato in Parlamento”, come ha spiegato la ministra per le Pari opportunità Eugenia Roccella. La legge dunque, non è ancora applicabile.
Ma anche fosse stata applicabile, il reato non sarebbe stato semplice da dimostrare. Lo ha dichiarato a Notizie.com Salvatore Curreri, professore di Diritto costituzionale dell’Università Kore di Enna.
Il costituzionalista ha spiegato che questo reato “dovrebbe scattare quando si prova che la persona che lo ha commesso sia stata mossa da intenti discriminatori, perché ha una concezione dispregiativa della donna”.
All’indomani dell’approvazione del decreto da parte del Cdm che ha reso il femminicidio reato autonomo in Italia, lo stesso dubbio era stato espresso da molti costituzionalisti. L’elemento determinante affinché si configuri è che sia stato commesso per questioni di genere, per ostacolare i diritti della donna. “Anche una persona non competente in materia si rende conto che è difficile provare questo elemento determinante. Ho l’impressione che questa fattispecie di reato”, introdotta il giorno prima dell’8 marzo, abbia avuto “finalità propagandistica, per dimostrare l’attenzione del governo al problema”.
Come si potrà provare il reato di femminicidio in futuro?
Cosa può accadere quindi, in futuro? Al momento dell’arresto è difficile da provare, ma l’ipotesi di reato può essere riformulata nel corso delle indagini, qualora emergano i profili previsti per il femminicidio.“Potrebbe essere fatto indagando anche sulla psicologia dell’indagato, che presuppone un’attività investigativa più complessa e approfondita. Potrebbero farlo il pubblico ministero o l’avvocato dei familiari della vittima”.